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Il tempo dei carciofi

Author: Data Wpisu: 31 January 2018


Tra i tanti ortaggi di stagione, il carciofo arriva e ci sorprende sempre con la sua bontà. E come d’abitudine, abbiamo chiesto a chi i carciofi li produce in bio come va la stagione. E come sempre, le risposte sono molto interessanti

In inverno il carciofo è veramente un must. Di ricette ce ne sono a bizzeffe ed è veramente difficile stancarsi di mangiarlo. C’è poi la componente nutrizionale che non va trascurata: il carciofo possiede infatti molte proprietà benefiche ed è considerato, tra l’altro, un alimento depurativo. Per capire di più della produzione di carciofi bio di quest’anno, abbiamo fatto qualche domanda al produttore Jacopo Majorana, titolare delle Aziende Majorana, che si  estendono per circa 150 ettari di terreni irrigui alla piana di Catania, e che vantano il mantenimento della certificazione BIO ultra ventennale.

 

Jacopo, come è andata la produzione di carciofi di quest’anno?

Abbiamo piantato 4,5 ettari di carciofi opal e circa 1 ettaro di violetto (non in ritardo come l’anno scorso), anticipando di circa 20 giorni le produzioni, e scaglionando i campi in modo da programmare in modo scalare la raccolta. L’opal, scelto anche per la maggiore resistenza agli insetti e ai funghi, dà produzioni più concentrate nel tempo. Il clima più freddo ha aiutato la formazione dei capolini e la lotta agli insetti malgrado le scarsissime precipitazioni.

Considerata la tua esperienza, ci sono delle differenze rispetto alla produzione degli anni passati che vuoi condividere con noi?

Siamo riusciti ad anticipare le produzioni… e la differenza principale rispetto all’anno scorso è il clima: il caldo (fino a dicembre!) ci ha regalato ondate di insetti fitofagi di ogni tipo (afidi e nottue in particolare) che abbiamo combattuto con lanci di coccinelle e prodotti specifici (zolfo, piretro naturale, bacillus etc); la temperatura ha favorito la diffusione di erbe spontanee nell’interfila che siamo riusciti ad arginare con lavorazioni del terreno e decespugliatori. Preoccupati dal caldo abbiamo prolungato i trattamenti in prevenzione antiperonosporici a base di rame ritardando ulteriormente lo sviluppo fogliare e la produzione.

Rispetto al metodo convenzionale, cosa significa produrre carciofi in biologico in termini di costi di produzione e risultati di produzione del prodotto?

Come per altri ortaggi, cereali e frutta in bio che produciamo in circa 100 ettari, produrre carciofi bio è più costoso del convenzionale e bisogna agire in prevenzione con prodotti più costosi, e di più difficile applicazione, per i trattamenti, la concimazione e il trattamento delle erbe spontanee: alcuni prodotti sono ad esempio fotosensibili o agiscono solo per contatto, per cui non è infrequente dover fare dei trattamenti anche di notte o nei momenti in cui è più probabile colpire l’insetto obiettivo. Anche le concimazioni bio sebbene sicuramente più complete, sono più costose di quelle chimiche e richiedono una preparazione del terreno più complessa, agendo con tempi più naturali per l’assimilazione delle piante a differenza dei prodotti chimici “a pronto effetto”. Usiamo degli stimolanti naturali ma nulla che sia paragonabile agli effetti delle ormonature spesso abusate anche nel convenzionale per anticipare le produzioni e sfruttare momenti di mercato migliori.

La rotazione colturale triennale, per non sfruttare i terreni con lo stesso tipo di coltura, comporta costi gestionali superiori al sistema convenzionale (basti pensare alle colture intercalari azotofissatrici da seminare e irrigare in un periodo in cui le temperature salgono anche a 40 gradi, con l’emergenza idrica che c’è in sicilia).

L’unico modo per limitare la competizione delle erbe spontanee è la lavorazione dei terreni (spesso allontaniamo le file tra loro per avere lo spazio per passare con i trattori impiegando più terreno), la scerbatura meccanica e manuale (la zappa!) che comporta costi di manodopera non confrontabili con l’impiego dei diserbanti e il sistema di irrigazione localizzato… Pur avendo in dotazione aziendale un sistema di irrigazione a pioggia fisso (più di 90 km di tubature sotterranee), abbiamo optato quest’anno per le manichette (irrigazione a goccia localizzata con costi di acquisto e posa in opera) sia per risparmio idrico che per il problema delle erbe spontanee.

Di cosa sei più soddisfatto e cosa ti soddisfa meno della produzione di carciofi quest’anno?

L’aspetto colturale è sempre meno problematico perché si impara ogni anno: è una scuola lenta ma efficace anche se richiede impegno quotidiano. Quello che ci piacerebbe migliorare è il lato commerciale poiché pur seguendo i ritmi naturali delle piante, siamo un po’ “fuori tempo” per il mercato il cui problema principale è l’informazione (soprattutto in italia): prodotti più piccoli, leggermente “rovinati”, ma di stagione sono una garanzia del biologico e del gusto… ma si compra con gli occhi e ci è capitato di dover vendere al convenzionale parte delle produzioni bio.

Mi piacerebbe migliorare il contatto con chi mangia quello che produciamo, sempre difficile quando ci sono quantitativi all’ingrosso e spezzettamento della filiera, ma migliorabile con la selezione dei partner commerciali più attenti alla filosofia del bio perché più credibili con i loro clienti. La prospettiva di un mercato diretto è nei nostri piani di sviluppo, ma è un altro lavoro: per ora ci concentriamo sulle produzioni ed ogni anno è una sfida.

Ciò che la terra siciliana produce