Alla scoperta della Coltivazione Biologica!
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Alla scoperta della Coltivazione Biologica!

Che il cibo bio sia sempre più diffuso non è una novità. Proprio per questo abbiamo pensato utile approfondire il tema “coltivazione biologica”: per girovagare tra supermercati bio e mercati rionali con un pizzico di consapevolezza in più su quello che vediamo, compriamo e mangiamo. Pensate di saperne già tanto? Fa lo stesso: una bella rinfrescata non guasta mai e noi d’altro canto ci auguriamo di aggiungere qualche curiosità in più a un tema caldo come il bio!

 

Partiamo da qualche definizione...

Per la Commissione Europea, il biologico è un sistema agricolo che cerca di fornire al consumatore, cibo fresco, gustoso e autentico, rispettando al contempo i sistemi del ciclo di vita naturale

L’IFOAM definisce invece la coltivazione biologica come “un sistema di produzione che sostiene la salute del suolo, dell’ecosistema e delle persone. Si basa su processi ecologici, biodiversità e cicli adatti alle condizioni locali, piuttosto che sull’uso di input con effetti avversi. L’agricoltura biologica combina tradizione, innovazione e scienza perché l’ambiente condiviso ne tragga beneficio e per promuovere relazioni corrette e una buona qualità della vita per tutti coloro che ne sono coinvolti.”

Belle definizioni, non c’è dubbio, che ci aiutano a capire il senso della coltivazione bio, soprattutto per lo stretto legame tra ciò che produciamo e ciò che mangiamo (per molti anni tristemente dimenticato) e per l’attenzione all’ambiente e alle comunità che pongono e che ci ricordano che ogni azione che compiamo è sempre interrelata con altre. Queste definizioni sono però anche un po’ generiche e meritano decisamente un approfondimento.

 

Alla scoperta delle Pratiche di Coltivazione Biologica

In modo più specifico, il biologico è in effetti un metodo di coltivazione basato sull’osservazione di regolamenti comunitari e nazionali – il Regolamento CEE 2092/91, sostituito successivamente dai Reg. CE 834/07 e 889/08 e a livello nazionale con il D.M. 18354/09 – che ne definiscono le caratteristiche (AIAB).

Quando parliamo di bio, quindi, l’agricoltura è solo una parte (ovviamente grossa) del tutto. La coltivazione biologica include infatti anche l’allevamento di animali nonché la produzione e la più ampia filiera che conduce un prodotto dal produttore al consumatore finale. Anche in questo caso, la Commissione Europea ci dà qualche indicazione in più per ricordarci gli elementi essenziali alla base della metodologia bio, che qui riportiamo e semplifichiamo ma che è possibile leggere in lingua inglese anche qui.

Le pratiche tipiche di coltivazione biologica includono:

  • Ampia rotazione delle colture, come prerequisito per un uso efficiente delle risorse locali
  • Limiti molto rigorosi all’uso di pesticidi e fertilizzanti sintetici chimici, antibiotici per animali, additivi alimentari e integrazioni nel processo di trasformazione
  • Divieto assoluto dell’uso di organismi geneticamente modificati (OGM)
  • Uso delle risorse locali, come la concimazione degli animali da bestiame come fertilizzante o mangimi prodotti in azienda
  • Scelta di piante e specie animali resistenti alle malattie e adatte alle condizioni locali
  • Allevamento del bestiame all’aperto e fornitura di mangimi biologici
  • Pratiche di allevamento adatte a diverse specie di bestiame

Nel rispetto dell’ambiente e dunque della comunità e degli esseri umani, la coltivazione biologica presta inoltre attenzione a:

  • Usare responsabilmente energia e risorse naturali
  • Mantenere la biodiversità
  • Migliorare la fertilità del suolo
  • Mantenere la qualità dell’acqua
  • Promuovere la salute e il benessere degli animali anche rispondendo alle specifiche esigenze comportamentali degli
    animali

 
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Chi si occupa della trasformazione dei prodotti biologici, i venditori e, più in generale, i distributori di prodotti alimentari bio perseguono gli stessi obiettivi dei coltivatori –  la fornitura di alimenti freschi e autentici elaborati per rispettare la natura e i suoi sistemi – osservando principi analoghi e cioè:

  • Una restrizione rigorosa di additivi e aiuti “sintetici” nel processo di trasformazione
  • Una limitazione rigorosa degli input sintetizzati chimicamente
  • Il divieto all’uso di organismi geneticamente modificati (OGM)

L’individuazione dei prodotti biologici, freschi o trasformati, è facilitata dai processi di certificazione che consentono l’applicazione di specifiche etichette. Tra questi, il logo biologico dell’Unione Europea è facilmente riconoscibile della foglia stellata su sfondo verde. Da un punto di vista normativo, solo i prodotti che hanno passato il vaglio degli enti certificatori possono definirsi come biologici. Un prodotto che sia stato prodotto naturalmente, ovvero rispettando tutti i principi su elencati, ma che non possegga una certificazione biologica non potrà essere definito come biologico: in quel caso è molto meglio parlare di prodotto naturale. E benché la distinzione possa essere ritenuta più formale che sostanziale, è bene saperlo e tenerlo in considerazione nella scelta dei prodotti.

Attenzione però: conoscere i produttori da cui compri è senza dubbio a favore di acquisti consapevoli e solidali e ti potrà sempre aiutare a scegliere con più sicurezza i prodotti da portare in tavola.

 

La posizione della Rete InCampagna rispetto alle certificazioni BIO

Le opinioni nei confronti della Coltivazione Biologica è spesso discordante per vari motivi: c’è chi ritiene il metodo certificato superfluo, asserendo che chiunque, se volesse, potrebbe adottare i suoi principi; chi sostiene che il processo di certificazione è falsato ed i controlli non sono rigorosi come dovrebbe essere; chi sostiene che la certificazione biologia sia appositamente studiata per aumentare il prezzo dei prodotti in vendita.

Tra le varie opinioni, ecco cosa pensiamo noi della Rete InCampagna in tre semplici punti:

  1. Siamo consapevoli che le certificazioni non sono garanzia assoluta di una reale produzione biologica, per questo cerchiamo di andare oltre, offrendo la massima trasparenza possibile e favorendo le relazioni dirette tra produzione e consumo.
  2. Siamo altresì convinti che in Europa, sia sul piano dei consumi, che sul piano della produzione agricola, stia avvenendo un importante processo di conversione culturale, che per tanto la credibilità delle certificazioni vada difesa dalla base, pretendendo serietà e coerenza negli enti preposti al controllo, denunciando le frodi, contribuendo a migliorare la logica delle certificazioni e dei contributi connessi, senza cedere ai vantaggi che facili polemiche possono offrire.
  3. Crediamo nel fatto che i principi dell’agricoltura biologica debbano tornare ad essere la normalità e, per questo, sappiamo che c’è un percorso da compiere sia come collettività che come singole aziende produttive.

Al momento abbiamo adottato la certificazione bio come condizione minima per l’offerta dei prodotti agricoli freschi (condizione che ciascun socio deve rispettare per conferire prodotto). Per i prodotti  trasformati, essendo consapevoli della filiera più complessa che attraversano, deroghiamo sulla certificazione del prodotto finito, privilegiando comunque i prodotti fatti a partire materie prime bio, in ogni caso genuine e locali.

 

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