Piantiamo un Bosco…con i Waterboxx!
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Piantiamo un Bosco…con i Waterboxx!

Il Progetto “Piantiamo un Bosco” portato avanti da Andrea e Justyna continua a ricevere contributi attivi da parte di tantissime persone, vicine e lontane. Noi di InCampagna abbiamo chiesto ad Andrea di raccontarci come è nato questo progetto e di spiegarci come funzionano i waterboxx, lo strumento che hanno scelto di adottare per aiutare gli alberelli a crescere.

Per chi non lo sapesse, a Carlentini c’è un progetto di rimboschimento, portato avanti da Andrea Valenziani e Justyna Podlaska. Il progetto è talmente bello ed emozionante, che abbiamo preferito chiedere ad Andrea di raccontarcelo direttamente. Perché chi più dei suoi creatori può trasferirci le emozioni e il coraggio degli intenti?

 

Andrea parlaci del progetto Bosco San Lio: perché nasce, cosa è stato fatto fino ad oggi e dove volete arrivare?

Il Bosco San Lio nasce per la fusione di sogni, desideri, visioni e percezioni molto personali, proprie di tante persone diverse, per lo più tra loro sconosciute.

In principio era il bisogno di Justyna di circondarsi di alberi grandi, alti, selvatici, per sentirsi più a casa essendo lei cresciuta nei boschi ai piedi dei monti Tatra. “Mi manca il suono degli alberi, il fruscio del vento trai rami, il fresco dell’ombra estiva, l’odore di sotto bosco. Qui d’estate diventa tutto così arido, morto, eppure la Sicilia era completamente ricoperta da boschi. Perchè non ne facciamo uno?…Piccolo?”. Questo me lo diceva tenendo in mano un libro sulla flora spontanea siciliana… Capendo di non avere molte alternative ho adottato il suo desiderio ed abbiamo cominciato a lavorare, finchè il suo desiderio non ha ceduto il posto al mio.

Vivo in questa campagna dal 1984, avevo quattro anni quando i miei genitori hanno comprato un’azienda e ci hanno portato a vivere nella contrada San Lio. Una contrada dal passato prestigioso, pioniera nella produzione agrumicola lentinese, settore produttivo che dava prestigio e ricchezza all’intera comunità di Lentini. Per tutto l’inverno vagoni di arance, per lo più rosse, partivano per il resto d’Europa. Poi i cambiamenti economici, sociali, culturali che dal secondo dopoguerra hanno trasformato il mondo, non solo il nostro. Il reddito ha sostituito per importanza il cibo, la terra incapace di dare reddito è stata abbandonata e l’agricoltura, a partire dalle aree marginali, è arretrata, non restituendo spazio alla vita selvatica, ma, come spesso accade in aree fortemente antropizzate come la nostra, regalandolo ad ogni forma di abuso ambientale. Discariche, cave, speculazione edilizia. Proprio a cominciare dalle aree agricole più marginali, quelle più finemente terrazzate, quelle dei muri a secco, degli uliveti, dei mandorleti, questo “nulla” ha cominciato ad erodere la storica bellezza e l’equilibrio di un sistema ed hanno iniziato a materializzarsi i fenomeni di desertificazione, erosione, dilavamento, impoverimento organico, riduzione della biodiversità. Tutte cose di cui si parla spesso, ma che a partire dalla mia infanzia ho visto succedere col lento divenire che ci porta a considerare abituali e tollerabili anche le cose peggiori.

L’idea di fare un bosco ha infranto, nel mio immaginario, questa abitudine. E’ diventato il simbolo di una lotta pacifica per restituire dignità ad un luogo che merita di più di questo…


 

Restavano da immaginare le soluzioni ad i problemi principali: disponibilità della terra, gli alberi, l’acqua, gli incendi, il lavoro ed i soldi necessari..

Il primo lo abbiamo risolto con l’aiuto di mio zio, che ci ha dato in uso il terreno con la possibilità di acquistarlo pagando un po’ per volta. Gli alberi avremmo potuto acquistarli dalla forestale, ad un prezzo molto conveniente. Il problema dell’acqua era aggirabile con i waterboxx, dispositivi in grado di catturare non solo la pioggia, ma anche l’umidità dell’aria. Gli incendi avrebbero comportato una buona prevenzione e vigilanza. Tutto questo avrebbe richiesto un grande lavoro e non pochi soldi, soprattutto per l’acquisto dei waterboxx. Come fare? Justyna propose un crowdfunding, la formula era semplice, “Facciamo un video, Tu spieghi alle persone come funziona il progetto e chiedi un supporto economico ed aiuto materiale. Dieci ettari in dieci anni, Un ettaro l’anno. 250 alberi per ogni ettaro. 20 euro per albero. 150 per il waterboxx, 2 per la pianta, il resto per i costi accessori”. Facile.. Così lanciamo la campagna di finanziamento su buonacausa.org. Sinceramente, al momento del click finale non ci aspettavamo che qualcuno avrebbe calcolato. Noi avevamo maturato degli ottimi motivi per intraprendere questo piccolo percorso forestale, ma tutti gli altri? Che bisogno avrebbero avuto di un piccolo bosco nella dimenticata contrada San Lio?

Pochi giorni dopo un portale di informazione regionale (Meridionews) parla di noi, lo segue repubblica.it, poi altre testate online e televisive. Ne scaturisce una propagazione da cui derivano tante e tante adesioni e donazioni. In due mesi raccogliamo il 180% del budget programmato per il primo anno. Ma al di là dei mezzi di diffusione, per rispondere alla nostra domanda è stato sufficiente leggere i commenti che hanno accompagnato le donazioni, rivelatori di tanti bisogni apparentemente diversi. Chi cerca ristoro in una storia positiva in mare di negatività, chi ha della campagna solo un ricordo d’infanzia, chi ha dovuto abbandonare la Sicilia e ne vive la colpa, chi non l’ha abbandonata e vive l’impotenza di fronte alla decadenza, chi ama gli alberi e basta, ha provato affetto e stima per il nostro slancio. Tutto questo e molto altro trovava incarnazione nella pragmaticità di un progetto che, un ettaro l’anno, per dieci anni, in maniera semplice e regolare, avrebbe lasciato una traccia utile per tutti. Un piccolo bosco contro il degrado.

Cosa sono i waterboxx e perché avete scelto una soluzione di questo genere per il bosco san Lio

I waterboxx sono dei dispositivi in plastica (polypropylene) con una prospettiva di vita d’uso di circa 10 anni. La loro peculiarità è quella di poter raccogliere, accumulare e cedere acqua proveniente dall’ambiente allo scopo di supportare la fase di attecchimento di giovani alberi o la germinazione da seme in condizioni ambientali sfavorevoli. Essi sono in grado di accumulare sia l’acqua piovana che quella di condensa dall’umidità atmosferica. La vasca di accumulo infatti, riempiendosi d’acqua, crea una massa termica che, oltre a proteggere l’alberello dagli sbalzi termici genera condensa sulla superficie del coperchio, le cui sfaccettature inducono la formazione di gocce che poi scendono nel serbatoio. Il canale di riempimento del serbatoio è costituito da due sifoni, questo fa si che il vapore acqueo che si forma nella vasca non possa sfuggire. Il sistema di dispersione è rappresentato da una cordino posto sul fondo che impregnandosi cede lentamente umidità al terreno sottostante che, grazie alla copertura della vasca stessa, non evapora, ma penetra nel terreno.



 

La nostra scelta scaturisce dal fatto di non poter irrigare le giovani piante, in un contesto in cui abbiamo sperimentato una mortalità del 90% degli alberi piantati senza opportunità di dare soccorso idrico. Il waterboxx, essendo riutilizzabile, è comodo rispetto ad un piano di rimboschimento scalare e progressivo.


Come si utilizzano?

L’operazione prevede la preparazione del terreno (il che può includere o meno la concimazione). Va preparata una superficie orizzontale, con una conca profonda una ventina di centimetri sul fondo della quale, dopo aver ben impastato la terra con l’acqua, va messo a dimora l’alberello. Fatto questo va messa la pacciamatura, poi va sovrapposto alla pianta un waterbox (che altro non è che una grossa ciambella) con il giusto orientamento, vanno rincalzati i bordi con la terra ed infine va riempito con acqua (quella di cui si dispone, altrimenti si attende la pioggia). La pianta vivrà grazie all’umidità generata e mantenuta, cercando maggiori risorse idriche lì dove sono naturalmente, in profondità. Va chiaramente sfilato prima che la pianta cresca troppo..



 

 

Dove si trovano e di che prezzi parliamo?

Questi dispositivi sono prodotti in Olanda, in Italia sono importati dalla Rete InCampagna, che organizza dei gruppi di acquisto collettivo per permettere anche a piccoli progetti di beneficiare dei prezzi all’ingrosso.


E in effetti, la Rete InCampagna raccoglie pre-ordini per un’acquisto collettivo di waterboxx. Per chi fosse interessato, riportiamo qui il modulo che abbiamo creato appositamente per la raccolta delle adesioni. Più siamo, più velocemente potremmo provvedere all’acquisto. Passate parola quindi!